La cometa ISON si avvicina troppo al Sole

E’ questa la fine della cometa ISON?

La cometa ISON non è riuscita a sopravvivere intatta al passaggio al perielio? E’ vero, ma qualcosa è ancora là.
Qualche segnale nel suo comportamento che indicava non fosse esattamente in buona salute, lo si è visto già nei giorni prima dell’incontro ravvicinato con il Sole. Essersi trovata così vicina al Sole deve essere stato alquanto “stressante” e quello che resta (vedi l’immagine) potrebbe scomparire presto ai nostri occhi. Per il momento, continuiamo a guardare.

25 Novembre

L’emissione di gas dalla cometa ISON è scesa drasticamente, il nucleo comunque è ancora intatto. Gli astronomi che lavorano con il telescopio IRAM (Spagna) hanno osservato un calo di un fattore 20 nella produzione di acido cianidrico (HCN, una molecola che spesso si trova nelle comete) tra il 19 Novembre e il 25 Novembre. La cometa ha poi iniziato ad affievolirsi drammaticamente. Una nuova orbita è stata pubblicata dal Minor Planet Center. L’alterazione dei parametri orbitali deriva dal forte effetto di getti di materiale gassoso sul piccolo nucleo della cometa.

27 Novembre

ISON ha cominciato a risplendere di nuovo. Il telescopio IRAM ha rilevato una emissione marginale di HCN proveniente dalla posizione prevista del nucleo, in 24 ore la cometa ha aumentato di un fattore di 40 la sua luminosità come risulta dalle immagini acquisite dai satelliti STEREO-A e SOHO. Eppure, non si è ancora formata alcuna coda di ioni, confermando che il grande contributo alla luminosità complessiva è dovuto alla polvere. Un’altra caratteristica apparsa solo in questo momento è una coda sottile che si muove lungo l’orbita della cometa che è stata identificata come una struttura sincrona. Un’analisi veloce effettuata da Z. Sekanina ha indicato che i grandi grani di polvere di questa struttura sono stati rilasciati ad una distanza di circa 20 AU dal Sole (1 AU è la distanza della Terra dal Sole).

28 Novembre

Apparentemente la grande produzione di polveri durante l’aumento di luminosità di ieri è stata il prodotto della distruzione finale di tutto il nucleo rimanente e, quasi 10 ore prima del suo passaggio al perielio, la cometa ha cominciato a svanire drammaticamente. In appena 6 ore la sua luminosità è diminuita di un fattore 40 e la sua “testa” è sparita. L’enorme riscaldamento solare ha causato l’evaporazione dei grani di polvere piccoli, ma alcuni grossi detriti sono sopravvissuti all’avvicinamento e sono comparsi sull’altro lato del Sole come una linea luminosa sottile e diffusa. C’è ancora anche un piccolo nucleo? Probabilmente sì. Dovremo aspettare e vedere, ma le probabilità di osservare in cielo uno spettacolo straodinario sono molto basse.
Il residuo è visibile ai telescopi e sta offrendo agli astronomi la grande opportunità di studiarlo in dettaglio. Queste osservazioni di follow-up potrebbero essere cruciali anche per identificare con precisione il momento e le dimensioni dell’evento distruttivo relativo al nucleo originale della cometa. Quanto rimane della cometa è visibile solo dall’emisfero settentrionale.

Purtroppo, la Cometa ISON probabilmente non riuscirà a diventare una “grande” cometa ma, di recente, è stata scoperta un’altra cometa – C/2013 R1 (Lovejoy). Pochi giorni fa questa cometa ha raggiunto la distanza minima dalla Terra e nelle prossime settimane passerà il suo perielio. Questa cometa, già visibile ad occhio nudo da luoghi bui, dovrebbe rimanerlo, raggiungendo una magnitudine 5, fino alla seconda metà di dicembre. Essa è visibile solo agli osservatori dell’emisfero nord e nelle immagini acquisite mostra una coda di gas lunga quasi 8°.